Cristina Scocchia (Illycaffè): 80,4 pt

Scocchia consolida un posizionamento raro: manager “di prodotto” che diventa anche simbolo di sostenibilità e cultura d’impresa. Tra le evidenze positive, la copertura su testate specializzate e lifestyle premia continuità su etica, rigenerazione e filiere responsabili, con un racconto coerente che funziona bene anche fuori dal perimetro economico. Le evidenze negative sono quasi assenti: il profilo è poco polarizzante e beneficia di una narrazione valoriale che non entra in conflitto con i numeri. Il saldo è alto perché combina credibilità industriale e reputazione “aspirazionale”, con un linguaggio moderno e riconoscibile.
Matteo Del Fante (Poste Italiane): 83,2 pt

Del Fante consolida un trimestre di posizionamento “di sistema”, dove la reputazione nasce dall’idea di Poste come piattaforma di servizi del Paese. Tra le evidenze positive, funzionano due binari: la sinergia con TIM (lettura industriale) e la capillarità territoriale del Progetto Polis, che produce molta copertura locale e dunque un accumulo costante. Le evidenze negative restano contenute: quando entra in campo il perimetro telecom/assetti, aumenta il rischio di letture politiche o regolatorie, ma nel trimestre prevale una narrativa ordinata e utile. Il saldo è alto perché è coerente, ripetibile e poco divisivo.
Roberto Cingolani (Leonardo) — 83,5 pt

Leonardo viene raccontata come un attore di “global security” fondato su integrazione multi-dominio, dati e cyber, con una leadership che prova a trasformare la difesa in architettura tecnologica prima ancora che in piattaforme. Tra le evidenze positive, pesano i risultati dei primi nove mesi 2025 (ordini e ricavi in crescita, guidance confermata), che rafforzano la credibilità dell’execution e danno sostanza alla narrazione strategica. In parallelo, la presentazione di «Michelangelo – The Security Dome» funziona come prova di posizionamento: non uno slogan, ma un prodotto-cornice che mette insieme difesa integrata e minacce emergenti, con una comunicazione molto istituzionale e “da sistema”. Nei forum istituzionali di inizio 2026, ha chiarito la sua visione dichiarando che “il concetto di difesa oggi deve evolvere: non parliamo più solo di piattaforme fisiche, ma di una sovranità tecnologica basata su cloud, dati e intelligenza artificiale“. Questa postura ha trovato riscontro concreto nel consolidamento della joint venture con Rheinmetall, operazione che la stampa internazionale ha celebrato come la nascita del nuovo “campione europeo dei mezzi pesanti”. La sua comunicazione, sempre bilanciata tra rigore scientifico e pragmatismo industriale, ha permesso di assorbire le critiche etiche sul settore, trasformandole in un dibattito sulla sicurezza nazionale e la resilienza europea.
Da menzionare
Giuseppe Cossiga (Aiad): 82,3

Nel trimestre analizzato, Cossiga si impone come uno dei profili più riconoscibili nel settore AS&D: una leadership “di filiera”, capace di tenere insieme industria, istituzioni e racconto pubblico senza scivolare nel tifo. Alla guida della AIAD, lavora per valorizzare l’aerospazio, la difesa e la sicurezza come partita industriale europea (capacità produttiva, autonomia strategica, investimenti), mentre la sua presenza ai vertici di MBDA Italia viene letta come un segnale di peso e continuità. La cifra distintiva, nelle apparizioni pubbliche, è la capacità di “volare alto” e di non oscurare l’AD Lorenzo Mariani, pur potendo contare su una competenza tecnica di lungo corso: un equilibrio che, reputazionalmente, paga perché trasforma l’autorevolezza in credibilità. Sullo sfondo resta un elemento di cautela: l’attenzione mediatica su eventuali criticità legate all’evoluzione dei siti industriali (Roma, La Spezia, Fusaro) potrebbe introdurre volatilità nel saldo, spostando il frame da strategia ed execution a gestione del rischio.
Il board ha assegnato un surplus di punteggio perchè “Cossiga rappresenta una leadership ‘di filiera’, capace di tenere insieme industria, istituzioni e dimensione europea senza scivolare nella polarizzazione. Il suo equilibrio – autorevolezza senza sovraesposizione – è un vantaggio reputazionale“.
Leonardo Maria Del Vecchio (EssilorLuxottica): 18,3 pt.

Nel trimestre novembre 2025–gennaio 2026, Del Vecchio cresce in visibilità soprattutto come snodo di governance attorno a Delfin: un profilo inevitabilmente polarizzato, perché il racconto nasce più da assetti e dinamiche interne che da risultati industriali lineari. Tra le evidenze negative, oltre al frame del braccio di ferro tra eredi, incidono due episodi che amplificano il malus: l’incidente con la Ferrari e le indagini che ne sono seguite, e l’ospitata a Otto e mezzo, diventata un caso di eco sfavorevole tra commentatori e social, a tal punto da definirlo un “disastro comunicativo“, fino alla sedimentazione pop delle imitazioni. Tra le evidenze positive resta il segnale da “deal maker” legato alla partita GEDI e soprattutto QN, che sostiene l’immagine di iniziativa, ma non basta a compensare un trimestre in cui l’esposizione è alta e la qualità del riverbero risulta più critica che favorevole.
