
Andrea Orcel (UniCredit): 85,9 pt
Nel trimestre novembre 2025–gennaio 2026, Orcel resta tra i profili più visibili e performanti: volume altissimo di articoli e segnalazioni e narrativa trainata da profitti e posizionamento internazionale. Tra le evidenze positive, la lettura “da mercato” premia disciplina, execution e capacità di tenere l’agenda su numeri e prospettive. Tra le evidenze negative, però, pesa lo scontro politico-istituzionale in Germania sul dossier Commerzbank, che genera malus ripetuti: è la componente che “frena” il punteggio e impedisce l’allungo. Il profilo resta comunque di vertice perché, nonostante la “zavorra tedesca”, la parte performance continua a funzionare da contrappeso credibile.

Carlo Messina (Intesa Sanpaolo): 83,2 pt
Messina costruisce un trimestre di reputazione quasi “perfetta”: volume solido sentiment ordinato e assenza di polemiche. Tra le evidenze positive, la stampa premia stabilità, dividendi e messaggistica anticiclica verso imprese e famiglie, con ricadute reputazionali immediate quando l’impegno sociale è raccontato come parte strutturale della strategia. Rilevanti le notizie sui profitti record sulla sua nomina a European Banker of the Year 2024. Come scrive La Repubblica, «tra le principali motivazioni che hanno portato all’assegnazione del riconoscimento: “gli eccellenti risultati realizzati con continuità dal 2013”, “il valore di Borsa di Intesa Sanpaolo più che triplicato”, “la realizzazione nel 2024 del più alto utile netto nella storia dell’istituto”, “l’impegno di Intesa Sanpaolo a supporto della transizione ecologica” e “il ruolo della banca nell’ambito della responsabilità sociale”». Le evidenze negative sono marginali o assenti: il rischio, semmai, è fisiologico (molta esposizione sui numeri rende il profilo sensibile a qualunque shock macro), ma nel periodo non emerge un driver capace di erodere il saldo. Risultato: leadership “da pilastro” del sistema, credibilità alta, indice quasi senza attriti.
Il board ha manifestato la volontà di aumentare il punteggio per la sua “messaggistica anticiclica verso imprese e famiglie” e per l'”assenza di polemiche rilevanti che rafforzano un profilo da pilastro di sistema”.
Pier Silvio Berlusconi (MFE): 74,0 pt

Nel trimestre novembre 2025–gennaio 2026, Berlusconi mantiene un profilo di leadership riconoscibile tra execution e presidio del brand, contrastando anche numerosi attacchi al brand. Tra le evidenze positive, pesano i risultati di ascolti e un racconto di governance editoriale che viene letto come “nuova Mediaset”: più disciplina, più qualità percepita, più coerenza. Il punteggio però viene rivisto al ribasso per riflettere con maggiore precisione il peso degli attacchi reputazionali che hanno investito Mediaset. La polarizzazione generata dal caso Signorini–Corona ha prodotto una quota di coverage critica e ampia: non solo gossip, ma frame su linea editoriale, reputazione di gruppo e governance. La risposta dell’azienda resta un elemento di tenuta – utile a limitare la deriva e a riposizionare il racconto – ma, nel bilancio complessivo, la crisi pesa di più e comprime il saldo netto. Ne deriva un punteggio finale 74 punti, che fotografa un trimestre di resilienza, non di invulnerabilità, generando una perdita del 30% sul valore complessivo della reputation (l’index privo delle criticità si attestava sui 104 punti).
Da menzionare
Luigi Lovaglio (MPS): 17 pt

Lovaglio entra nel trimestre come figura di execution e rilancio, ma la reputazione subisce un colpo “esterno” che incide più del normale sul saldo: l’eco dell’inchiesta di fine novembre (avviso di garanzia e perquisizioni) agisce da cigno nero e concentra malus in pochi giorni, comprimendo il capitale reputazionale. Tra le evidenze positive, restano i pezzi “alti” su quotidiani nazionali che lo raccontano come artefice del rilancio e come regista di una fase nuova per la banca. Tra le evidenze negative, la cronaca giudiziaria sposta il frame da industriale a reputazionale, imponendo una comunicazione più difensiva e riducendo la capacità di dettare l’agenda. Non aiuta neppure il nodo sulla sua riconferma che vede divisi soci e cda. Rispetto alla rilevazione precedente la traiettoria è più fragile e polarizzata. Lovaglio ha perso circa il 45% del suo capitale reputazionale in soli tre giorni. Il Malus è stato mitigato solo parzialmente dai comunicati di “piena fiducia” della banca, che hanno generato alcuni punti base neutri.
