
Giuseppina Di Foggia (Terna) — 84,8 pt
Di Foggia guida il settore con un trimestre di “credibilità tecnica” resa comunicabile: record del titolo a gennaio e chiarezza sui grandi progetti (Tyrrhenian Link) danno alla narrativa una base robusta. Tra le evidenze positive, la stampa nazionale premia trasparenza su cantieri, investimenti e resilienza della rete: temi complessi ma spiegati con ordine. Le evidenze negative sono marginali: il rischio tipico è che costi, ritardi o polemiche sui territori emergano come malus, ma nel periodo non scardinano l’asse positivo. Risultato: reputazione da guida “di sistema”, capace di trasformare tecnologia in fiducia.
Anche il Board ha deciso di premiare l’ad di Terna richiamando “leadership tecnica, comunicazione chiara su investimenti e resilienza della rete, record del titolo e progetti strategici ben raccontati”

Gianluca Artizzu (Sogin) – 75,3 pt
Per l’ad di Sogin, il trimestre sotto analisi è caratterizzato da un equilibrio tra avanzamenti operativi e “coda” critica. Tra le evidenze positive pesano l’accordo Sogin–Sogesid sulle bonifiche e l’avanzamento su Trino (opere civili completate per il nuovo deposito temporaneo n.2), che rafforzano il frame di execution e capacità di trasformare complessità in cantieri. Tra le evidenze negative il dossier giudiziario ITREC di Rotondella non ha avuto riflessi mediatici di rilievo, anzi, si è conclusa con un trasferimento del fascicolo da Potenza a Matera per competenza territoriale, lasciando la vicenda confinata alla stampa regionale. Sullo sfondo, restano alcuni nodi da sciogliere. Arriverà in fondo l’acquisizione del deposito di Avogadro da Stellantis? Il manager, che già nei mesi scorsi ha portato a termine una vera e propria operazione trasparenza su tempi e costi del decommissioning e che appare in sintonia con il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin, avrà altri assi nella manica? Ci sono novità in vista sul nodo del Deposito Nazionale delle scorie nucleari e sui materiali stoccati in giro per l’Europa come Gran Bretagna e Francia? Sono solo alcuni degli interrogativi che pesano, perché se oggi il profilo pubblico di Gian Luca Artizzu si è indubitamente rafforzato (scrive nel suo indicatore mensile il sito d’informazione Lamescolanza.com, ideato da Cesare Lanza: «Con un’impostazione concreta e misurata… dimostra solidità gestionale, attenzione alle dinamiche pubbliche e una direzione chiara»), il settore in cui opera è costantemente esposto a polemiche politiche o ideologiche facilmente attivabili.
Renato Mazzoncini (A2A): 71,7 pt

L’ad di A2A si ritaglia nel trimestre novembre 2025-gennaio 2026 il ruolo di “champion” della transizione con un driver forte e molto ripreso: l’aggiornamento del Piano Industriale al 2035 (23 miliardi di investimenti, con un asse chiaro su transizione energetica ed economia circolare), che consolida la reputazione di visione e progettualità e rafforza l’immagine di un manager che parla per roadmap, numeri e tempi. Tra le evidenze positive, la coverage premia la traiettoria industriale e l’idea di un gruppo in grado di trasformare obiettivi in cantieri (reti, rinnovabili, circolare, nuove direttrici come i data center), con un framing prevalentemente tecnico e credibile. Tra le evidenze negative, però, si attivano due “attriti” tipici del settore: da un lato la volatilità di mercato legata alla lettura dei target (nel giorno del piano non manca una narrazione più prudente sul titolo), dall’altro una componente più critica di cornice regolatoria, come l’istruttoria dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato su una presunta posizione dominante nei servizi di ricarica elettrica, che riporta parte del racconto su concorrenza e governance, comprimendo l’allungo reputazionale, pur senza ribaltare il saldo.
Da menzionare

Flavio Cattaneo (Enel) — 81,4 pt
Cattaneo costruisce un trimestre di reputazione sull’efficienza: execution operativa, infrastrutture e messaggi orientati a risultati misurabili. Tra le evidenze positive, i media valorizzano l’idea di “azienda che fa” e la capacità di tenere insieme transizione e affidabilità, con bonus quando i progetti vengono legati a scadenze strategiche (anche Olimpiadi 2026). I media valorizzano il primo posto dell’azienda elettrica nel Tax Transparency Benchmark 2025: “È l’unica realtà italiana al vertice da tre anni e la prima della classe tra le utility del Vecchio Continente”. Tra le evidenze negative, emergono soprattutto notizie neutre o di scenario su costi energetici: non colpiscono direttamente la figura, ma possono ridurre la spinta reputazionale. Il saldo resta alto perché la postura è concreta e poco ideologica.
Claudio Descalzi (Eni): 70,3 pt

L’ad di Eni è sostenuto da una presenza mediatica “alta” e da un racconto industriale coerente, a cavallo tra strategia globale e credibilità operativa. Tra le evidenze più positive pesa l’asse internazionalizzazione e tecnologia: l’intervista sul posizionamento di Eni e sulla “frontiera asiatica” rafforza l’immagine di un CEO che parla di competenze e traiettorie di lungo periodo, non solo di contingenza. A novembre, il passaggio al New York Stock Exchange (principale borsa valori americana) in occasione dei 30 anni di quotazione consolida ulteriormente la narrativa “da mercato”, con accenti su trasformazione e innovazione. A gennaio, l’eco internazionale delle dichiarazioni su dossier geopolitici e investimenti (Venezuela) contribuisce a mantenere alto il volume e la centralità del profilo. La discussione sulrinnovo del suo mandato e sulle dinamiche di nomina/continuità (con letture anche critiche, più politiche che industriali) introduce malus reputazionali che frenano l’allungo, pur senza ribaltare il punteggio finale.
