Manager del trimestre maggio-luglio 2026/ Economia e Impresa

Carlo Messina (Intesa Sanpaolo): 93,5 pt ↑
Messina guida la rilevazione grazie a un trimestre nel quale iniziativa strategica e risultati economici si rafforzano reciprocamente. L’offerta su Monte dei Paschi di Siena lo colloca al centro del riassetto bancario italiano: Numerosi media nazionali e internazionali hanno ricostruito l’operazione da oltre 30 miliardi, evidenziandone la portata sul sistema finanziario nazionale. La successiva semestrale consolida ulteriormente il profilo: il Corriere della Sera ha dato risalto ai 5,6 miliardi di utile e al miglior semestre nella storia di Intesa. La reputazione cresce dunque non soltanto per la portata dell’offerta, ma per la forza economica e manageriale dalla quale essa muove.

Andrea Orcel (UniCredit): 91,1 punti ↑

Orcel conferma una reputazione di dimensione europea, sostenuta dall’avanzata su Commerzbank e dalla capacità di mantenere molto elevata la performance autonoma di UniCredit. Nell’intervista concessa all’ANSA all’avvio dell’offerta, il manager ha rivendicato una strategia di lungo periodo, pur riconoscendo la complessità del confronto tedesco. I risultati record e la riapertura del dialogo con Commerzbank nella parte finale di luglio rafforzano l’immagine di un manager capace di associare ambizione internazionale ed esecuzione industriale. Le resistenze politiche e sindacali tedesche restano una controspinta, ma non modificano il saldo nettamente positivo.

Pier Silvio Berlusconi (MFE-MediaForEurope): 82,4 punti ↑

Berlusconi rafforza il proprio posizionamento come artefice della trasformazione di MFE da gruppo televisivo italiano a operatore europeo maggiormente integrato. I media hanno raccontato la nuova organizzazione di MFE e Mediaset Italia, con l’assunzione di responsabilità operative ancora più dirette da parte di Berlusconi. La missione a Berlino dedicata allo sviluppo del polo continentale, documentata da Milano Finanza, conferma inoltre la centralità dell’integrazione con ProSiebenSat.1. Il profilo beneficia della chiarezza del progetto europeo, pur restando esposto alla complessità dell’integrazione tedesca e alle difficoltà strutturali del mercato pubblicitario.

Luigi Lovaglio (Monte dei Paschi di Siena): 55,7 punti ↓

Lovaglio entra nel trimestre sostenuto dalla reputazione costruita attraverso il risanamento di Mps e l’integrazione di Mediobanca. L’offerta di Intesa Sanpaolo modifica però radicalmente la sua posizione: da promotore del consolidamento diventa il manager chiamato a difendere l’autonomia della banca. L’avvicinamento a Banco BPM, mostra la volontà di costruire una risposta alternativa. Le analisi dei quotidiani economico-finanziari nazionali e internazionali confermano che la partita rimane aperta, ma anche che Lovaglio ha perso la piena iniziativa strategica. Il profilo conserva capacità negoziale, pur chiudendo il periodo in contrazione.

Leonardo Maria Del Vecchio (LMDV Capital e Delfin): 48,6 punti ↓

Del Vecchio è tra i profili più esposti del trimestre, ma la quantità delle uscite non produce un saldo favorevole. Tra gli altri, Il Corriere della Sera ha raccontato il braccio di ferro sulla governance di Delfin, culminato nella sua assenza dall’assemblea e nella permanenza delle divisioni tra gli eredi. Il Financial Times ha inoltre evidenziato le difficoltà nel reperimento delle risorse necessarie ad acquistare le quote dei fratelli. Nella parte finale di luglio,diversi quotidiani nazionali hanno riferito della vicenda familiare relativa alla figlia, poi accompagnata dall’esecuzione del provvedimento civile. Si tratta di accuse e procedimenti non definitivi, che non consentono di attribuire responsabilità accertate, ma la loro esposizione si somma alle tensioni societarie e comprime fortemente il saldo reputazionale.

Da menzionare

Carlo Cimbri (Unipol): 75,2 punti ↑

Cimbri consolida la propria reputazione attraverso il ruolo assunto da Unipol nel riassetto bancario. Il Corriere della Sera ha indicato il manager tra i protagonisti dell’operazione Intesa-Mps, grazie alla prospettiva di rafforzare Bper attraverso gli sportelli eventualmente ceduti dopo l’aggregazione. L’approvazione dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi, segna il passaggio dalla disponibilità strategica all’esecuzione concreta. Cimbri si conferma così capace di incidere sugli equilibri finanziari senza ricercare necessariamente la massima esposizione personale.

Emanuele Orsini (Confindustria): 73,8 punti ↑

Orsini rafforza il proprio ruolo di interprete delle esigenze del sistema produttivo attraverso una presenza continua sui temi dell’energia, della crescita e della competitività europea. Nella relazione all’assemblea di Confindustria, il presidente ha costruito il proprio messaggio attorno alla necessità di una politica industriale più stabile, di investimenti e di una maggiore autonomia energetica. Le stesse priorità vengono sviluppate nel documento integrale presentato all’assemblea, che consolida un’agenda pubblica coerente e riconoscibile. La reputazione cresce per la capacità di orientare il confronto, pur restando prevalentemente legata alla funzione di rappresentanza.

Giovanni Malagò (FIGC): 59,4 punti ↓

L’elezione alla presidenza della FIGC rappresenta inizialmente una forte crescita reputazionale, come dimosra anche il consenso del 68,58% ottenuto da Malagò, chiamato a ricostruire il calcio italiano in una fase particolarmente delicata. La mancata qualificazione ai Mondiali precede il suo insediamento e non costituisce quindi una responsabilità personale. La traiettoria cambia però a luglio: le dimissioni di Maldini e Leonardo, arrivano appena sedici giorni dopo la nomina. La successiva soluzione costruita attorno a Mancini e Ranieri limita il danno, ma non cancella la percezione di una gestione inizialmente confusa e approssimativa.

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