Manager del trimestre febbraio-aprile 2026/ Economia e Impresa

Nel settore Economia e Imprese, il trimestre febbraio-aprile 2026 restituisce una fotografia molto dinamica, attraversata da risultati, governance, risiko bancario e operazioni straordinarie.

Luigi Lovaglio (Mps-Mediobanca): 95,7 pt ↑
Registra nel trimestre febbraio-aprile 2026 un punteggio positivo, costruito però dentro una traiettoria fortemente polarizzata. Dopo una prima fase favorevole, legata al piano Mps-Mediobanca, marzo rappresenta il punto più critico: esclusione dalla lista del CdA uscente, revoca delle deleghe, sospensione e scontro istituzionale con il board. Tuttavia, aprile ribalta il quadro reputazionale: la lista PLT ottiene la maggioranza, Lovaglio rientra al vertice e la sua posizione viene nuovamente legittimata dal voto degli azionisti. Il punteggio è giustificato dalla forza della propagazione mediatica positiva nella parte finale del trimestre. La crisi di marzo resta rilevante, ma viene superata da una sequenza di notizie ad alto impatto: vittoria assembleare, ritorno alla guida, sostegno di investitori pesanti e consolidamento del progetto Mps-Mediobanca. In questa lettura, Lovaglio non è semplicemente sopravvissuto alla crisi: l’ha trasformata in una prova di forza reputazionale.

Il board ha voluto premiare il manager con un aumento del punteggio perchè “la guida di Luigi Lovaglio ha siglato il successo del turnaround di Monte dei Paschi di Siena. Subentrato in una fase critica, ha guidato un complesso aumento di capitale da 2,5 miliardi, ripristinando la solidità patrimoniale. Con una rigorosa riduzione dei costi operativi e il rilancio commerciale, ha riportato la banca all’utile e al dividendo in anticipo sui piani. Il suo profilo istituzionale è quello di un manager d’eccellenza nel risanamento e nel rilancio di valore“.

Carlo Messina (Intesa Sanpaolo): 90,4 pt ↑
Carlo Messina resta uno dei profili più forti della categoria, ma con un punteggio più contenuto rispetto alla prima ipotesi. Il trimestre è sostenuto da risultati record, dividendi, buyback e da una narrazione di solidità che conferma Intesa Sanpaolo come una delle principali piattaforme finanziarie europee. Messina viene associato a redditività, disciplina gestionale e capacità di distribuire valore agli azionisti senza perdere centralità sistemica. La performance è molto forte, ma in parte si inserisce in una continuità già consolidata e non in una rottura trasformativa del trimestre. Le cautele su scenario tassi, remunerazioni, sostenibilità della redditività e pressione competitiva non intaccano la leadership reputazionale, ma impediscono una valutazione eccessivamente fuori scala.

Pier Silvio Berlusconi (MFE / MediaForEurope): 89,6 pt ↑

Pier Silvio Berlusconi chiude il trimestre con una reputazione molto positiva, sostenuta dal racconto di MFE come gruppo sempre più europeo. Il consolidamento di ProSiebenSat.1, il rafforzamento della scala continentale e la narrazione del primo broadcaster europeo danno al profilo una dimensione che supera il perimetro domestico e intreccia media, impresa familiare, M&A e ambizione internazionale. Il punteggio resta leggermente sotto i profili finanziari più forti perché la traiettoria contiene anche elementi di complessità: integrazione del gruppo tedesco, mercato pubblicitario non pienamente brillante e necessità di trasformare la scala europea in risultati strutturali. La reputazione è in crescita, ma ancora legata a una promessa industriale e strategica da consolidare.

Da menzionare

Carlo Cimbri (Unipol): 79,7 pt ↑

Carlo Cimbri chiude il trimestre con una reputazione solida, sostenuta dai risultati di Unipol, dal dividendo e dalla capacità del gruppo di confermarsi attore centrale della finanza italiana, come riporta anche il Corriere della Sera («Unipol, l’utile netto batte le stime e supera 1,5 miliardi»). La sua figura mantiene un posizionamento di stabilità, controllo e visione industriale, con una narrazione meno rumorosa ma molto coerente. La sua reputazione è più di tenuta forte che di accelerazione improvvisa, come dimostra anche il premio «assicuratore dell’anno» agli MF-Milano Finanza Insurance Awards. È un profilo alto, ordinato, ma meno mediaticamente esplosivo rispetto ai casi più esposti.

Philippe Donnet (Generali): 76,4 pt ↑
Philippe Donnet chiude il trimestre con una reputazione positiva, sostenuta dai risultati record di Generali, dal dividendo, dal buyback e dalla continuità del piano strategico, per un “2026 spartiacque“, fino alla possibile alleanza con Unicredit. Il racconto manageriale è quello di un amministratore delegato che conferma capacità di esecuzione, redditività e attenzione alla remunerazione degli azionisti. La valutazione resta però leggermente compressa dalla cornice di governance che continua a circondare Generali: assetti azionari, equilibri con Mediobanca, Delfin, Caltagirone e prospettive di controllo. Donnet non è in difficoltà sui risultati, ma opera dentro una cornice strutturalmente sensibile. Per questo il profilo è forte, ma non completamente libero da fattori reputazionali esterni.

Andrea Orcel (UniCredit): 68,4 pt ↓
Andrea Orcel chiude il trimestre febbraio-aprile 2026 con una reputazione positiva, ma fortemente polarizzata, in lieve arretramento rispetto al trimestre precedente. Il suo profilo resta tra i più visibili del sistema bancario europeo: UniCredit occupa la scena del risiko finanziario, si muove su dossier complessi come Commerzbank e Banco BPM e conferma una postura strategica aggressiva, capace di incidere sull’agenda del settore. La forza reputazionale di Orcel nasce proprio da questa capacità di stare al centro della partita. Non è un manager in difesa, né un profilo laterale: detta il ritmo, apre fronti, sposta il dibattito oltre i confini nazionali e viene percepito come uno degli attori più determinanti del consolidamento bancario europeo. Il punteggio, però, non può salire oltre perché la sua esposizione genera anche forti resistenze. Le opposizioni politiche e regolatorie, il nodo Commerzbank, il dossier Banco BPM e il tema del golden power rendono la traiettoria meno lineare rispetto ad altri profili finanziari. Orcel dunque resta un manager ad alta intensità reputazionale: molto forte sul piano strategico, più fragile sul piano della percezione istituzionale e del consenso attorno alle operazioni che promuove.

Giovanni Azzone (Acri): 66,9 pt ↑

Trimestre caratterizzato da punteggio positivo, sostenuto da una reputazione istituzionale solida e da una narrazione coerente sul ruolo delle fondazioni bancarie nella coesione sociale, nella lotta alle disuguaglianze e nella capacità dei territori di intercettare risorse europee, come emerge nell’intervista di Repubblica di febbraio. Il punteggio resta però misurato perché la copertura è meno ampia e meno generalista rispetto ai vertici delle grandi partecipate o dei gruppi quotati. Inoltre, alcune uscite sull’Addendum Acri-MEF e sull’estensione dei mandati introducono una componente più tecnica e potenzialmente sensibile sul piano della governance. Azzone esce quindi dal trimestre con una reputazione positiva, autorevole e istituzionale, ma non abbastanza mediatica da collocarsi tra i profili di maggiore intensità reputazionale.

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