Manager del trimestre febbraio-aprile 2026/Industria e Innovazione

Nel settore Industria e Innovazione, il trimestre febbraio-aprile 2026 restituisce traiettorie molto diverse: da profili consolidati e sostenuti da risultati e riconferme, a casi più fragili, segnati da cambi di governance, riposizionamenti industriali o vicende extra-aziendali.

Matteo Del Fante (Poste Italiane): 93,8 pt ↑
Matteo Del Fante chiude il trimestre con una reputazione molto positiva, sostenuta dalla proposta di riconferma per il quarto mandato, dai risultati solidi di Poste Italiane e dalla crescente centralità del gruppo nei dossier infrastrutturali e digitali del Paese. La sua figura viene raccontata come garante di continuità, diversificazione e capacità di trasformare Poste da operatore tradizionale a piattaforma integrata di servizi, pagamenti, logistica e telecomunicazioni. Il punteggio viene minimamente ridimensionato perché la visibilità del trimestre, pur molto favorevole, non può essere letta come una sequenza illimitata di evidenze autonome. La partita TIM aumenta il peso strategico di Del Fante, ma introduce anche complessità: governance, alleanze, ruolo pubblico e rischio di execution.

Anche il board riconosce il trimestre positivo dell’ad di Poste, sottolineando che “la sua leadership ha trasformato Poste Italiane da operatore logistico a piattaforma multiprodotto integrata nei servizi finanziari, assicurativi e digitali. La sua strategia ha diversificato i ricavi, riducendo il peso della corrispondenza tradizionale e valorizzando la capillarità della rete, anche come presidio istituzionale e sociale del territorio“.

Pietro Labriola (TIM): 72,5 pt ↑
Pietro Labriola chiude il trimestre con una reputazione positiva ma delicata. TIM mostra segnali di maggiore ordine industriale dopo la separazione della rete: ricavi in crescita, riduzione del debito, guidance confermata e un racconto più stabile rispetto alle fasi precedenti. Labriola appare come il manager chiamato a guidare la nuova TIM dentro un perimetro più leggero, ma ancora molto esposto. Il punteggio resta parzialmente compresso perché la traiettoria è favorevole, ma non libera da pressioni. Il dossier Poste, la governance, Sparkle, il debito residuo e la necessità di dimostrare la sostenibilità del nuovo modello comprimono la reputazione. Nel trimestre, alla traiettoria industriale si aggiunge anche un elemento di visibilità più popolare: il ritorno di Massimo Lopez e dell’immaginario SIP nello spot TIM. L’operazione nostalgia funziona sul piano della riconoscibilità del brand, perché riattiva una memoria collettiva molto forte e prova a raccontare l’evoluzione di TIM da operatore telefonico a piattaforma di servizi digitali, energia e intrattenimento. Il valore reputazionale resta però contenuto: la campagna genera attenzione e simpatia, ma viene poi colpita dalla pronuncia del Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che ne ordina la cessazione per contrasto con gli artt. 2 e 3 del Codice.

Antonio Filosa (Stellantis): 7,3 pt ↓
Antonio Filosa è il profilo più fragile della categoria Industria e Innovazione. Il trimestre racconta un manager impegnato a ricostruire fiducia dopo una fase molto dura per Stellantis: svalutazioni, reset strategico, pressione sul titolo e forte scetticismo del mercato. Non è ancora una reputazione in crescita, ma una reputazione in riparazione. Dentro questa cornice, però, alcune uscite attenuano la lettura negativa. Il Corriere della Sera parla dei primi effetti della «cura Filosa», segnalando consegne globali in crescita del 12% nel primo trimestre 2026, pari a 1,4 milioni di veicoli, con incrementi in Europa, Nord America, Medio Oriente, Africa e Sud America. Filosa commenta che gli indicatori iniziali confermano una direzione positiva e uno slancio concreto. A questo si aggiunge l’intervista rilanciata dal Sole 24 Ore e realizzata da Quattroruote, in cui Filosa riconosce gli errori del passato e indica cosa dovrà cambiare: maggiore ascolto dei mercati, più attenzione ai clienti, autonomia delle aree regionali, qualità, prodotto e rilancio del ruolo dell’Italia nei piani del gruppo. È un passaggio importante perché sposta la narrazione dalla sola crisi alla presa d’atto manageriale: Filosa non rimuove le criticità, ma prova a intestarsi la correzione di rotta. Il punteggio resta basso perché i segnali positivi non bastano ancora a compensare il peso del reset strategico, delle svalutazioni e della sfiducia del mercato: i primi indicatori operativi sono favorevoli, ma la traiettoria reputazionale è ancora fragile.

Da menzionare

Lorenzo Mariani (Leonardo): 68,8 pt ↑
Lorenzo Mariani entra nel trimestre con un punteggio positivo, sostenuto dal valore oggettivo della designazione alla guida di Leonardo e dalla narrazione di un profilo tecnico, interno al mondo della difesa e dotato di una lunga esperienza tra Finmeccanica-Leonardo e MBDA. La sua nomina viene letta, nelle uscite più favorevoli, come scelta di continuità industriale e di competenza operativa in una fase cruciale per la difesa europea. Il punteggio resta però prudente perché Mariani non arriva al vertice dentro una successione ordinaria, ma dentro una sostituzione molto esposta, politicamente osservata e accompagnata da reazioni non univoche del mercato. Inoltre, la critica dei proxy advisor alla lista MEF introduce un elemento di cautela sulla governance.

Roberto Cingolani (Leonardo): 62,7 pt ↓
Roberto Cingolani chiude il trimestre febbraio-aprile 2026 con un punteggio positivo, ma fortemente ridimensionato dall’evento conclusivo della rilevazione: la mancata riconferma alla guida di Leonardo. La prima parte del trimestre resta favorevole. I risultati 2025 sopra le guidance, la riduzione dell’indebitamento, il nuovo piano industriale 2026-2030, il rafforzamento nelle tecnologie della difesa e la centralità di progetti come Michelangelo Dome consolidano la figura di Cingolani come manager della trasformazione di Leonardo in una piattaforma tecnologica della sicurezza globale. Tuttavia, aprile modifica radicalmente la traiettoria. L’indicazione di Lorenzo Mariani come nuovo amministratore delegato non viene percepita soltanto come normale rotazione manageriale, ma come segnale di discontinuità politica e istituzionale. Le ricostruzioni sul rapporto con il Governo, sulle tensioni intorno al Michelangelo Dome e sulla presunta eccessiva autonomia del manager generano un costo reputazionale molto rilevante.

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