Manager del trimestre agosto/ottobre 2025 – Industria e Innovazione

Matteo Del Fante (Ad del Gruppo Poste) è tra i primi tre manager del periodo in analisi. Il voto del board gli garantisce il primato del trimestre.

Il board ha infatti voluto premiarlo assegnando un punteggio aggiuntivo per la sua visione strategica trasformativa che pesa sui risulati finanziari ma anche sull’impatto Paese che Poste sta avendo. Modello al quale si guarda anche all’estero. Reputation index: 94,40 punti

Trimestre di execution e posizionamento: semestrale forte che dà credibilità alla strategia e Poste primo azionista TIM, con via libera Antitrust/Agcom a certificare la “licenza” istituzionale. La narrazione è ordinata: meno finanza, più piattaforma di servizi Paese (pagamenti, logistica, reti) e sinergie TIM–Poste presentate come valore per clienti e sistema. La copertura è premium e positiva (nazionali + testate specializzate), senza malus: saldo netto alto e percezione di leadership “di sistema”. In breve: risultati solidi, governance chiara, racconto inclusivo.

Roberto Cingolani, (ad di Leonardo) con 42 punti. Nel trimestre costruisce una narrativa industrial-tech (spazio e portafoglio) ma deve anche gestire una coda critica su Israele. Tra i positivi: MoU Airbus–Leonardo–Thales per un player europeo dello spazio, che lo inquadra come regista di alleanze strategiche, e l’ABB su Avio legata all’aumento di capitale. Tra i negativi, l arassegna di articoli e citazioni su web e social network che accusano Leonardo di export verso Israele e “complicità” nel genocidio, cui l’AD replica pubblicamente negando forniture belliche nel conflitto e definendo “strumentali” le accuse. La replica ha convinto e trasformato una potenziale falla in leva di chiarimento, riducendo l’erosione reputazionale.

Per John Elkann, ad di Exor (46 punti), trimestre di disciplina finanziaria e posizionamento: bond da €600 mln con rating A- e cassa per nuove mosse, messaggistica sobria verso i mercati e attenzione alla creazione di valore di lungo periodo. La narrazione resta ordinata (governance, portafoglio, buyback) con copertura business press e generalista di buona qualità. Tra le evidenze positive: rafforzamento della flessibilità finanziaria e chiarezza sul funding della strategia. Tra le note negative: la coda mediatica sulla gestione dell’eredità Agnelli che alimenta polarizzazione e alcuni pezzi critici su Net Asset Value (NAV)/valutazioni, costringendo a una comunicazione più assertiva. Questi due episodi hanno di fatto dimezzato il saldo del Reputation Index, che fino ad allora lo collocava tra i migliori manager del trimestre.

Da menzionare

Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri, tiene insieme portafoglio ordini (cruise/difesa), innovazione di prodotto e internazionalizzazione, evitando trionfalismi e parlando di cantieri e milestone. La copertura è ampia su business press e generalisti, con un taglio pragmatico che valorizza supply chain e occupazione. La chiave comunicativa è la concretezza industriale: numeri, tempi, consegne. La reputazione è salda: leadership credibile, sentiment positivo e narrativa di crescita sostenuta.

Per Folgiero il board ha proposto un potenziamento del punteggio, rilevando “una vera trasformazione rispetto a un passato di non comunicazione e trasparenza. Per contenuto di innovazione (es. navi intelligenti) e per impatto, impegno su aspetti di inclusione sociale (es. immigrazione di manodopera)”. Reputation index: 58 punti

Nel trimestre Pietro Labriola, ad di Tim, ha spostato il racconto da “finanza” a servizi e trasformazione digitale, legando risultati operativi, alleanze e roadmap su rete e piattaforme. La presenza su quotidiani nazionali e verticali tech è costante e ordinata, con toni misurati e KPI leggibili (clienti, qualità, investimenti). Il fattore in più è la coerenza narrativa: meno slogan, più casi d’uso che danno sostanza alla strategia. Sentiment prevalentemente positivo e percezione di execution disciplinata. Reputation Index: 48 pt.

Molto alto il reputation index di Benedetto Vigna ad di Ferrari (60pt). Unisce performance economiche, forza del brand e spinta tecnologica (software, elettrificazione), mantenendo una comunicazione essenziale e di sostanza. La visibilità è premium (nazionali + internazionale) con prevalenza di titoli favorevoli: il racconto è “valore & innovazione” più che mera cronaca di prodotto. Le criticità, seppur limitate, sono legate alla roadmap elettrica: c’è il rischio “delusione” se il calendario è percepito lento.

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